lunedì 28 agosto 2017

VINCERE IL TUMORE AFFAMANDOLO

Se ne parla molto ultimamente e molte sono le ricerche in corso nella nuova ottica di combattere i tumori;
affamare la Bestia.

Un team congiunto di scienziati del Cancer Research UK Beatson Institute e dell’University of Glasgow ha infatti scoperto che, 
eliminando dalla propria alimentazione “serina” e “glicina”, le cellule malate diventano più fragili.
La serina e la clicina sono amminoacidi polari.

vedi tabelle Qui Sotto:

Secondo i ricercatori, la cui ricerca è stata pubblicata sulle pagine della prestigiosa rivista scientifica Nature,

il tumore morirebbe letteralmente di fame. 

La strategia sembra dunque quella di “affamare” il cancro
togliendo in maniera altamente controllata, cibi che contengono particolari molecole che non sono “essenziali” nel senso che il nostro corpo è capace di produrli da sé.

Questa tattica, di fatto non nuovissima, potrebbe favorire il successo delle cure, rendendo la malattia più suscettibile alle terapie.

Gli amminoacidi sono i mattoncini di base delle proteine e l’organismo umano non è in grado di produrli tutti, ma alcuni deve assumerli attraverso l’alimentazione. 
Questi sono detti amminoacidi essenziali. 
Non è questo il caso di serina e glicina che le cellule sane del nostro corpo sono in grado di produrre da sé, ma non quelle malate di certi tumori. 
Ecco perché togliendo tali amminoacidi si “affama” il cancro ma non le cellule sane. 
Gli esperti dei due istituti hanno studiato linfomi e tumori intestinali su topolini. 
Nel corso della sperimentazione li hanno alimentati con una dieta priva di serina e glicina, vedendo che il tumore inizialmente rallentava la sua crescita e in un secondo momento diventava più suscettibile ai farmaci convenzionali oggi in uso.

Il prossimo passo, spiegano gli autori della ricerca, sarà allestite dei tria clinici su pazienti per vedere se diete rigidamente controllate (preparate e gestite da medici esperti) e prive di questi amminoacidi possano conferire un qualche vantaggio terapeutico al paziente. 

La scoperta, che viene vista positivamente dalla comunità scientifica, lascia tuttavia perplessi alcuni luminari italiani. “Quando abbiamo tentato di prendere le cellule tumorali per fame, eliminando il glucosio dalla dieta dei pazienti – ha spiegato Maurizio Muscaritoli, presidente della Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo, nonché docente alla Sapienza –  abbiamo fatto più che altro danni, proprio perché l’organismo è in grado di produrre autonomamente questo nutriente. 
Ben vengano tutti questi tentativi, ma finora non siamo mai riusciti a tradurre i risultati ottenuti sui topi anche sull’uomo”.




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